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CATEGORIE PROFESSIONALI: 2. IL PROFESSIONISTA

Con la definizione "professionista" si intende appunto chi esercita una professione, un mestiere, e, nel nostro caso specifico, chi, dopo il diploma o la laurea o un corso di studi specialistico, esercita un'attività in proprio: avvocato, commercialista, medico dentista, architetto, giornalista, ingegnere, geometra, sono alcuni esempi.
Quel che contraddistingue la maggior parte di coloro che rientrano in questa categoria sono l'alterigia e l'arroganza. Essi hanno la convinzione che tutto gli sia dovuto; le porte, al loro passaggio, devono aprirsi senza esitazioni; guardano e squadrano dall'alto chiunque non appartenga al loro rango.
Il professionista è membro (consapevole) di una élite, egli non è un individuo "normale" ma è, anzitutto, un professionista. Infatti non è mai "Mario Rossi", bensì "Rossi, ingegner Mario". La sua appartenenza ad una élite è confermata dal suo fare parte di un albo di categoria.
Il professionista è, tendenzialmente, un corporativista perciò antepone i propri interessi di categoria a tutto il resto.
La sua filosofia di vita non differisce moltissimo da quella del "bottegaio", ma esso si considera di un livello superiore. Ad esempio, se il bottegaio è "fissato" col profitto e maneggia piacevolmente denaro, il professionista, invece, pur perseguendo il medesimo obiettivo possiede un tipo di moralità ipocrita e preferisce quindi evitare di parlare o di sporcarsi le mani con lo "sterco del demonio".
Generalmente quando si tocca l'argomento, il professionista dichiara che "il denaro è un mezzo, non un fine", però trascorre due terzi della giornata (e sette giorni su sette!) in ufficio.
Come dicevo, il professionista è un corporativista, nel senso stretto del termine, nel senso che ritiene utile, e valida, solo la propria corporazione. Quindi, ad esempio, il geometra considera l'architetto un imbecille che non sa fare niente e l'architetto considera il geometra un manovale diplomato.
Ha un rapporto, diciamo così, particolare con il fisco. E, di conseguenza, ha un rapporto particolare con i colori: ama in assoluto il nero.
Differentemente dal bottegaio, il professionista non considera lo Stato ladro. Più semplicemente, egli fa questo ragionamento: sono disposto a pagare, a patto che il servizio in cambio sia visibile e tangibile. Perciò, non batte ciglio per le marche da bollo ma non sopporta il ticket sanitario, perchè "io non vado all'ospedale, semmai in clinica privata!".
Ed anche riguardo alle "collaborazioni" ha lo stesso atteggiamento. Se ne è usufruttore, pensa che gli spettino di diritto e quindi sfrutta tutti i mezzi in suo possesso per ritardarne la solvenza, viceversa pretende celerità e puntualità.
Il professionista considera i propri dipendenti esseri inferiori fino a quando non raggiungono il grado di "dottore" e, stranamente, i diretti interessati ritengono questo tipo di vessazione un "normale" transito della propria carriera. Sottopagati e maltrattati, ma lo chiamano "apprendistato".
Tuttavia, il professionista, è un frustrato. Già, perchè pur considerandosi un eletto, un semidio, non gli viene riconosciuto questo status. E non si raccapezza di questo. Del resto egli sa che il mondo è governato da chi ha il potere e avere i soldi è un potere. Ma non capisce per quale oscuro motivo non gli venga riconosciuto.
Il professionista va sempre di corsa, egli non ha tempo da perdere. Il tempo è denaro, si sa.
Anche fuori dal lavoro, infatti, un buon professionista è sempre al lavoro!
Se ha un incidente d'auto non grave, tira fuori il libretto degli assegni e risolve; al ristorante non c'è posto e bisogna aspettare? lauta mancia al cameriere e risolve; i figli hanno bisogno di maggiori attenzioni? videogioco nuovo e risolve.
Il professionista è un fervente seguace della Partita Iva e se fosse un politico il suo motto sarebbe: più ritenuta d'acconto per tutti!
Infine la vita privata.
L'uomo considera le donne, tutte tranne la mamma (e solo in alcuni casi, la sorella), bipedi disposte a vendere o affittare il proprio corpo; la famiglia è una palla al piede; la casa un boudoir; l'automobile, la carta di credito e il palmare prolunghe rispettivamente: del pene, del pene, del cervello. Se potesse si sposerebbe con una ventenne formosa, colf, muta e orfana.
La donna, invece, considera tutti gli uomini (compresi papà e fratelli!) dei coglioni incapaci; la famiglia è una palla al piede; la casa un museo; l'automobile, la carta di credito e le scarpe: strumenti di potere. Se potesse si sposerebbe con un suo simile, professionista e, preferibilmente, gonfiabile.

(prossimamente: 3. Il Padroncino)

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CATEGORIE PROFESSIONALI: 1. IL BOTTEGAIO

Io i bottegai non li ho mai potuti sopportare!
Senza dubbio posso dire di conoscerli, dato che per molti anni ho fatto il barman e più imparavo a conoscerli più odiavo il loro modo di fare e pensare.
Il bottegaio non ha una vita privata, per esso il lavoro è tutto. Ma non il lavoro inteso come attività umana, bensì il lavoro legato al profitto.
Quella del bottegaio è una delle categorie fondamentali della società capitalistica. Nasce, produce, consuma, muore.
Nella maggior parte dei casi: possiede una casa medio grande che arreda con gusto e riempie di elettrodomestici all'ultima moda, ma ne riduce l'utilizzo a dormitorio; ha l'automobile (e in alcuni casi, anche un furgoncino) ma che usa principalmente per scopi legati all'attività professionale; ha una famiglia che non conosce e con cui interagisce solo all'interno del negozio.
Si considera il vero motore dell'economia nazionale e lavora in media tra le 10 e le 14 ore al giorno, minimo per 6 giorni la settimana.
Non perchè ne abbia realmente bisogno ma perchè "lo Stato gli ruba i guadagni con le tasse".
Sarebbe, tutto sommato, ammissibile sacrificarsi per una ventina d'anni in funzione di una "vecchiaia" agiata, ma per il bottegaio non è concepibile.
Egli si considera "persona" solo se crea profitto.
La sua nascita risale non alla sua nascita fisica, ma all'apertura della prima attività oppure, nel caso sia "figlio d'arte", a quando intorno ai sette-otto anni già lavorava nella bottega di papà, e cessa di essere una "persona" quando non è più in grado di tirare su la serranda. secondo lui chi va in pensione, e chi si riposa in generale, è un debosciato.
Per il bottegaio i "veri" lavoratori sono solo i suoi simili.
I lavoratori dipendenti sono dei mangia-pane-a-tradimento che nella vita non si sono dati abbastanza da fare, approfittatori che "appena ti giri ti accoltellano o, peggio, mettono le mani in cassa".
"Comodi loro, i dipendenti, non hanno problemi. Il sindacato li protegge e col minimo sforzo si comprano all la casa e tutto quello di cui abbisognano!". Conseguentemente a tutto ciò, è quindi un dovere spremerli facendoglielo anche pesare.
Il bottegaio è cittadino del mondo, nel senso che indifferentemente dalla nazione a cui appartiene, mantiene caratteristiche simili. Con un punto fermo, però. Ad esempio, in Italia: se è torinese lavora più del ligure, se è veneto lavora più del napoletani, e così via.
Dal punto di vista politico è eclettico e viene attratto di volta in volta dal partito che promette meno tasse, sia questo di destro o di sinistra. La lega Nord va a nozze con elementi simili!
Un ultimo appunto.
Le caratteristiche negative che contraddistinguono il bottegaio, aumentano esponenzialmente nel caso di bottegaio-artigiano.
Ovviamente sono consapevole di essere soggetto a critiche per la generalizzazione, ma del resto va di moda in questi tempi.....

(prossimamente: 2. Il Professionista)

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LA GELOSIA

La gelosia è una brutta bestia.
Non è il contrario dell'amore, e, anzi, in molti casi, non ha proprio niente a che fare con l'amore.
In realtà non avrebbe nemmeno niente a che fare con l'Uomo, nel senso che in natura un sentimento simile non esiste, ma il condizionale è d'obbligo perchè è più logico affermare ciò che esiste piuttosto di quel che è "meglio" ma ancora (o non più) non esiste, e quindi non è logico affermare che ogni genere di brutalità esistente non è naturale in quanto, se generata da un essere vivente, essa è naturale (dall'omicidio allo stupro, alla pedofilia, all'incesto, eccetera).
Ma torniamo al punto.
La gelosia, dicevo, è una brutta bestia, ma come nasce questo sentimento? Ovviamente non è il caso di dilungarsi negli innumerevoli e differenti casi, si sappia che esso nasce per rivalsa. Rivalsa, sì!
Esso è il tentativo che il nostro Io attua nei confronti di un'imposizione: l'ineguaglianza.
Quando nasciamo, e fino a quando non giungiamo ad avere coscienza di noi stessi e degli altri, siamo liberi da questa imposizione, quel che necessita per la nostra sopravvivenza ci viene assicurato. Nel momento in cui, però, ci rendiamo conto che uno o più nostri simili ricevono più attenzione di quelle che riceviamo noi, ecco che scatta il meccanismo difensivo.
Attenzione, però, a non confondere la gelosia con l'egoismo. Il primo è un riflesso difensivo, il secondo è offensivo.
In origine, quando cioè non abbiamo coscienza di noi, "non siamo ancora".
Poi, con la consapevolezza di "essere", ci accorgiamo di non essere soli. E ciò avviene perchè la nostra esistenza, in questo caso spirituale non solo fisica, viene confermata dal confronto con altri simili.
Più tardi subentrano determinazioni sociali che ci permettono analisi della realtà più complesse.
In conclusione, la gelosia è una conseguenza dei rapporti sociali, ma di rapporti sociali ingiusti, corrotti, non paritari.

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NESSUNA PIETA' PER CHI UCCIDE UN LAVORATORE!

Mentre governo e opposizione si smanacciano gli organi sessuali per festeggiare le "vittorie" elettorali, il processo contro la Eternit continua.
Di particolare interesse le ultime scoperte.
Pare infatti che i manager fossero addestrati a dire il falso o comunque a negare ogni addebito sui pericoli derivanti dall'amianto.
Interessante scoprire che, secondo i vertici dell'azienda, il cancro ai polmoni che ha causato tremila tra morti e malati in Italia, e altrettanti in Francia, sarebbe causato esclusivamente dal fumo di sigaretta negando così l'esistenza di una malattia direttamente correlata: l'asbestosi.
Altrettanto interessante scoprire che il rapporto (risalente al 1976!) del signor Robock, responsabile del Servizio di Sicurezza sul Lavoro dell'Associazione Commerciale Cemento Amianto tedesca (Wirtschaftsverband Asbestzement), in cui si consiglia di investire "su misure di prevenzione e sicurezza, sulla pulizia" e di acquistare mascherine "più adatte e confortevoli da usare", venne completamente ignorato.
Mi dispiace per chi la pensa diversamente, ma, per me, chi agisce in questo modo altro non è che un assassino!
E sarò sazio solo quando saprò che, dopo essere stati rinchiusi in una camera di tre metri per tre con le sbarre alla finestra, butteranno le chiavi!

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IO NON VOGLIO LASCIARMI MORIRE!

Ho letto un articolo di Francesco Sisci, corrispondente da Pechino per "La Stampa", dal titolo "Da samurai a bamboccioni", e il mio umore è passato da curioso a triste a terrorizzato.
La curiosità è soddisfatta nello scoprire che la società giapponese stà subendo cambiamenti drastici; nella terra che fu dei samurai, oggi due terzi della popolazione maschile nella fascia d'età tra i venti e i trentacinque anni hanno scelto di essere "soshouku-kei" (erbivori), vivono con la mamma, non ambisce a carriere professionali e non pensa a farsi una famiglia nè ad avere rapporti di tipo sentimentale con l'altro sesso.
Cresce la tristezza quando scopro che il 40% dei maschi minge in posizione seduta per evitare rimproveri dalle donne o che indossa reggiseni perchè si sentono più tranquilli e sereni.
Passo, infine, al terrore nel realizzare tutto ciò e leggendo la conclusione dell'articolista:" Dopo la fine di queste idee di grandezza, il destino del Giappone e dei giapponesi, sembra incerto. Perchè bisogna lavorare e divorare? Meglio prendersela calma, meglio pascolare tra l'erba, perchè forse, chissà, è proprio l'anima del samurai che si sta estinguendo. E alla fine, forse, potrebbe anche non essere un male".
Ora, aldilà delle inutili considerazioni di carattere folkloristico del signor Sisci e aldilà delle mie preferenze di natura romantica, quel che terrorizza è il telone di nichilismo che avvolge oramai il mondo. E che fa sì che si consideri solamente da un punto di vista statistico il fatto che in Giappone il deficit sul Pil è del 180% o che quello del Sol Levante sia, dopo gli Usa, il secondo paese al mondo con il tasso più alto di povertà tra quelli più sviluppati.
Sicuramente farà piacere a molti sapere che la società nipponica stà cambiando anche dal punto di vista del sesso dominante, senza però rendersi conto dei pericoli che ciò comporta.
La mia critica potrebbe sembrare una difesa della società maschilista, ma in realtà vado oltre.
Si legge continuamente, negli ultimi tempi, che sempre più donne rinunciano (o sarebbero disposte a farlo, tranquillamente...) ad avere figli perchè lo considerano un ostacolo alla carriera professionale. Questo è, per me, terribile!
E' terribile è anche vedere che la società si sposta verso il dominio da parte delle donne, così come terribile è una società in cui dominano gli uomini sottomettendo le donne.
Il nichilismo è così tanto dentro noi che oramai non è così strano sentire affermare che "il genere umano è destinato all'estinzione", ed alcuni, addirittura, auspicano che ciò avvenga in anticipo rispetto alle previsioni.
Bisogna ribellarsi a questo modo di vedere, bisogna agire per la vita non per la morte.

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CLOSE FOR HOLIDAYS

Fa caldo...i pensieri e le parole si incollano.
Così, la mia parte intollerante, ha deciso di prendersi una pausa.
Buone vacanze a tutti quelli che transitano, più o meno casualmente.
See you later (auanagana uansgheps).

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